Andatevene tutt* a fare in Google (con affetto ed ironia) - Capitolo 1

Internet è così tanto cambiato negli ultimi 7 anni che scrivo queste poche righe consapevole di quanto ormai sia inutile: mi meraviglio che tu stia ancora leggendo!

Immagine in evidenza dell'articolo Andatevene tutti a fare in google, rappresente un uomo di schiena al PC circodato da varie icone del Web.

Non siamo più abituati a concentrarci su contenuti testuali attraverso gli schermi. La nostra immaginazione e il nostro interesse sono rapiti dalle immagini, dalla loro velocità ed evoluzione, dall'interattività e dalla disponibilità immediata dei contenuti.

Ma di quali contenuti stiamo parlando? Ormai è difficile cercare qualcosa su internet senza imbattersi in uno o più risultati non richiesti e tantomeno pertinenti. In altre parole, internet (quello di Google) è come fosse una pasticceria: entri chiedendo 4 cannoli alla crema, ed esci con 2 torte, un vassoio di pasticcini e un po' di meringhe. Oppure esci a mani vuote, senza nemmeno capire il perché.

I cannoli alla crema c'erano, ma il rumore di fondo, gli interessi economici e le scelte dell'algoritmo hanno portato il cliente a comprare altro. O a rinunciare. Avrebbe dovuto ragionare troppo, affrontare a sangue freddo una situazione che non conosce bene, approfondire.

Ma un cliente esperto invece cosa avrebbe fatto? Probabilmente avrebbe scelto un'altra pasticceria. Meno prodotti (forse), ma sicuramente meno coda e meno offerte fuorvianti che vogliono farti comprare altro. E quindi ti chiedi: perché le persone continuano ancora ad andare in quella pasticceria?

Ci vanno per lo più perché non conoscono alternative. Il loro telefono, se scrivono "pasticceria", li manda lì. Gli amici vanno lì, e ti consigliano di andare lì. Dicono che le altre pasticcerie hanno poche cose, non sono affidabili, non sono abituati ad altri prodotti.

E io perché ne parlo? Qualcuno potrebbe pensare che sono semplicemente un concorrente di quella pasticceria, con l'ambizione di sostituirla e diventare dominante nel settore. TUTT'ALTRO.

Con il mio progetto primario, lofaionline.it, produco dalla fine del 2020 tutorial per operazioni online di qualsiasi tipo, in particolare verso la pubblica amministrazione, ma in generale per la "vita su internet". Mi scontro quotidianamente con un settore ultra saturo in cui Google ha deciso di stabilire regole bizzarre da un giorno all'altro, cancellando progetti decennali e gettando le ricerche web nel caos.

I miei tutorial spiegano passo dopo passo come fare un'operazione, con lo screenshot di riferimento: sono eseguite da me o da collaboratori, in prima persona, documentando la procedura. NON può materialmente esistere un tutorial più completo e funzionale: non hai margine di errore. E un sito così, in Italia, NON ESISTE.

Lo sa bene Google, che fino al 2023 riconosceva il grande lavoro portato avanti, posizionando LoFaiOnline nelle prime 5 posizioni su parole chiave che da un decennio erano monopolio di quei 4-5 siti più famosi. Ma a Google non conviene.

Non ha sufficiente guadagno. Un utente sul mio sito non compra, non genera traffico verso altre fonti di lucro. Non contano più niente le "best practices" di Google. Ho realizzato un sito internet, oltre che impeccabile nei contenuti, con prestazioni difficilmente raggiungibili: parlo di punteggi da 100/100 sia per smartphone che PC, misurati con strumenti ufficiali di Google, su un sito con pubblicità di Google (che uccide il sito) e migliaia di immagini.

Screenshot di Pagespeed insights che mostra il punteggio di 100/100 da mobile per le prestazioni di lofaionline.it

Conosco personalmente decine di specialisti web che non riescono a ottenere questo risultato, né per sé, né per i propri clienti. Non ci provano nemmeno più. E da un lato fanno bene, perché in realtà sono specchietti per le allodole.

Non conta quanto il sito sia responsivo, veloce, pratico per l'utente, utile. I risultati che vengono proposti con le ricerche sono per lo più siti associati per pertinenza burocratica e "di fama", o siti colmi di pubblicità, in cui per trovare quello che cerchi devi avventurarti nello scroll, tra banner che ti spostano i contenuti e annunci che si aprono continuamente in sovraimpressione.

Quanti anni passati a migliorare i contenuti, a studiare la migliore forma per l'utente, a velocizzare il sito e ottimizzare prestazioni e SEO. Oggi non conta più niente. Basta che un grande portale con autorità scontata decida di fare un articolo su qualsiasi operazione, e verrà mostrato prima, anche se alla tua ricerca "pasticceria in zona" ti risponde che "i pasticcini sono buoni, cerca il negozio iscrivendoti a questa app".

Così tu avrai installato un'App, inserendo i tuoi dati e magari un metodo di pagamento, venendo indirizzato verso il negozio che l'algoritmo di Google ha deciso essere "il più".

Nel momento in cui si raggiunge questa consapevolezza — che pochi colossi del web manovrano letteralmente la vita delle persone — ci si scontra con la realtà: è difficile, se non impossibile, invertire questa tendenza. E se da un lato l'intelligenza artificiale sta dando il colpo di grazia al settore, dall'altro è probabilmente l'unico mezzo con cui sarà possibile provare a invertire rotta.

Oggi Google non è l'unica alternativa, esistono motori di ricerca altrettanto validi, affidabili e più rispettosi della privacy, come Bing, Yahoo, DuckDuckGo e vari altri. Ma per abitudine, più del 90% degli italiani utilizza Google.

Perché? Perché non hanno scelta. In Italia 7 persone su 10 hanno uno smartphone Android, di proprietà di Google. Sui telefoni ci sono le sue app pre-installate, come Chrome, che ovviamente effettua le ricerche su Google. Ma spesso anche su iPhone le persone utilizzano Google per inerzia.

Su Google non fai solo "ricerche", perché è strutturato per coprire ogni aspetto della tua vita. È come un assistente leccaculo con il doppio fine di arricchirsi. Ti lusinga facendoti credere che ti rispetta e ti aiuta, quando in realtà segue la sua trama, e di te gli interessa davvero poco. Ma aspetta! Hai già associato un metodo di pagamento?

Indubbiamente offre strumenti molto validi. Google ha letteralmente costruito internet per come lo conosciamo oggi. Le persone per dire "vado su internet" dicono "vado su Google". Infatti non inizierò mai una crociata contro di lui: Google è il mondo, e il mondo è Google. Capirai che i sogni ormai li ho lasciati nel cassetto del comodino che ho venduto tre traslochi fa.

Il contenuto di questo articolo riguarda migliaia di persone che stanno affrontando problematiche simili. La differenza la farà la coerenza, l'originalità e l'utilità a lungo termine. Ci sarà sempre un nuovo giullare pronto a intrattenere i follower, o scribacchini pronti a scrivere qualsiasi cosa pur di essere pagati, ma le persone alla lunga si abitueranno e sarà impossibile prenderle in giro allo stesso modo.

Ed è proprio a quelle persone che bisogna comunicare l'esistenza di quello che è realmente internet: un mezzo rivoluzionario che dona libertà orizzontale. I contenuti sono pronti, disponibili per chi vuole imparare davvero e smettere di farsi prendere in giro.

Cos'altro aggiungere se non... Andatevene tutt* a fare in Google!

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